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Approfondimento · Europa

L’Europa in piazza: che cosa sta succedendo davvero questo ottobre

Sabato 17 ottobre in Francia sono scese in piazza più di mezzo milione di persone, e nello stesso fine settimana ci sono stati scontri a Milano, Bruxelles e Tirana. Un riassunto che circola sui social media afferma che «tutta l’Europa brucia». L’ho confrontato con i dati di ministeri, polizia e istituti di statistica. In parte è vero. In parte si tratta di eventi di altri mesi che vi sono stati aggiunti.

In breve

  1. La Francia è il caso più grande e più violento. È iniziato a metà settembre come protesta degli studenti medi contro le condizioni negli istituti e il 17 ottobre si è trasformato in una protesta nazionale contro il costo della vita. Il Ministero dell’Interno ha contato circa 550.000 partecipanti, 2.397 arresti e 997 agenti di polizia e gendarmi feriti.
  2. In Italia, Belgio e Albania nello stesso fine settimana ci sono stati scontri con la polizia. Ogni paese ha le sue ragioni: il costo della vita e il carburante, la scuola e le tasse universitarie, la politica del governo.
  3. In Portogallo il tema principale è la casa. Lì i prezzi delle abitazioni sono aumentati del 16,5% in un anno.
  4. Lo sfondo comune è l’energia. Da quando a fine febbraio è iniziata la guerra che coinvolge l’Iran ed è stato bloccato lo Stretto di Hormuz, nell’UE il gasolio è diventato circa il 40% più caro di un anno fa, e a settembre l’inflazione nell’area dell’euro era del 3,8%.
  5. L’affermazione secondo cui nel Regno Unito ci sarebbero state «rivolte di ottobre» dopo un accoltellamento è sbagliata. Le rivolte di Belfast si sono svolte a giugno. Non ho trovato notizie di rivolte a ottobre.
Parte prima

Francia: dai blocchi delle scuole a mezzo milione in piazza

Il movimento è nato nelle scuole. I primi blocchi ci sono stati in Bretagna poco dopo l’inizio dell’anno scolastico e, il 15 settembre, anche a Villeneuve-d'Ascq, nel nord della Francia, e a Caen, in Normandia. A Créteil, vicino a Parigi, il 16 settembre gli insegnanti hanno scioperato per la carenza di personale, e il giorno dopo gli studenti del liceo Saint-Exupéry hanno avviato un proprio blocco. Uno studente ha raccontato a franceinfo che gli insegnanti avevano spiegato i motivi del loro malcontento e che gli studenti avevano deciso di unirsi a loro (franceinfo, 01.10.2026). Le richieste erano concrete: carenza di insegnanti e di infermieri, classi sovraffollate, edifici fatiscenti.

Anche i dati confermano la carenza di insegnanti. Secondo un’indagine del sindacato degli insegnanti delle scuole secondarie SNES-FSU (1.033 istituti, dati fino al 4 settembre), nel 53% delle scuole medie e dei licei mancava almeno un insegnante all’inizio di quest’anno scolastico (SNES-FSU).

I blocchi hanno raggiunto il culmine il 1º ottobre. Quel giorno il Ministero dell’Interno ha contato 1.949 arresti e 305 agenti di polizia e gendarmi feriti, e risultavano coinvolti 1.027 licei, 222 dei quali bloccati (ICI, 01.10.2026). Al 13 ottobre il Ministero della Giustizia aveva contato 7.950 persone poste in stato di fermo dall’inizio del movimento, 6.773 delle quali minorenni (franceinfo, 14.10.2026).

17 ottobre

La giornata principale è stata sabato 17 ottobre, il primo giorno delle vacanze scolastiche d’autunno. Agli studenti si sono uniti i «gilet gialli», i sindacati CGT e Solidaires e il sindacato dei piccoli agricoltori Confédération paysanne. I grandi sindacati FO e CFDT non hanno lanciato un appello nazionale a partecipare, e la più grande organizzazione agricola, la FNSEA, non ha preso parte (France 3, 16.10.2026; CGT).

Il Ministero dell’Interno ha stimato il numero dei partecipanti in circa 550.000, di cui 110.000 a Parigi. Il sindacato CGT ha parlato di 800.000 (franceinfo; France 24).

In serata, in molte città le proteste sono degenerate in violenze. A Limoges è crollato il tetto del municipio in fiamme e il prefetto ha detto che l’edificio era «in gran parte perduto» (est en grande partie perdu) (France 24, 17.10.2026). A Parigi sono state incendiate auto e saccheggiati negozi. I disordini a Parigi sono proseguiti anche domenica sera (France 24, 18.10.2026).

Le cifre sono cambiate per tutto il fine settimana. Sabato sera il ministero riferiva di circa 400 arresti, domenica mattina di 1.800. Il bilancio di domenica sera era di 2.397 arresti e 997 agenti di polizia e gendarmi feriti, 7 dei quali gravemente (ICI, 18.10.2026; France 24). Per questo i testi che riportano cifre più basse — «circa 2.000 arresti» o «500 feriti» — di solito citano dati provvisori diffusi domenica nel corso della giornata. Il conteggio finale degli agenti di polizia e dei gendarmi feriti non comprende i vigili del fuoco.

Domenica alle 20 il presidente Emmanuel Macron si è rivolto alla nazione: «Nulla lo giustifica, nulla lo spiega, nulla lo scusa.» (Rien ne le justifie, rien ne l'explique, rien ne l'excuse.) Ha anche detto che le centinaia di migliaia di manifestanti non devono mai essere confuse con coloro che hanno distrutto, spaccato e saccheggiato (Jamais nous ne devons confondre ces derniers avec ceux qui ont détruit, cassé, pillé) (elysee.fr, 18.10.2026).

Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha scritto: «Manifestare è un diritto fondamentale. Seminare il disordine con la violenza e in modo concertato non lo è.» (Manifester est un droit fondamental. Semer le désordre avec violence et de manière concertée n'en est pas un.) (actu17, 18.10.2026)

La prossima grande giornata è già stata indetta. Per il 5 novembre i sindacati hanno indetto uno sciopero nei settori pubblico e privato, che sostiene anche le richieste degli studenti (VousNousIls, 06.10.2026).

Parte seconda

Perché ora: il carburante

In tutti questi paesi i manifestanti indicano il costo della vita, e quest’anno il suo motore principale è l’energia.

Il conflitto che coinvolge l’Iran è iniziato il 28 febbraio. Già a marzo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) riferiva che le esportazioni di greggio e di prodotti raffinati attraverso lo Stretto di Hormuz erano scese sotto il 10% del livello precedente. I paesi membri dell’IEA hanno allora concordato il più grande rilascio di scorte petrolifere della storia (IEA, 11.03.2026). Il cessate il fuoco concordato a giugno è presto fallito (AP, 01.09.2026). Nel rapporto di ottobre dell’IEA il conflitto risulta ancora irrisolto (IEA, 14.10.2026).

Il greggio Brent costava in media 71 dollari al barile a febbraio e 114 dollari a settembre (EIA statunitense).

Alla pompa la situazione è questa. In Francia un litro di gasolio costava 2,33 € il 12 ottobre; un anno prima costava 1,61 €, quindi il prezzo è aumentato del 45%. In media nell’UE il gasolio è rincarato del 40% in un anno (Bollettino petrolifero della Commissione europea).

A settembre l’inflazione nell’area dell’euro era del 3,8%, contro il 2,2% di un anno prima. Il contributo maggiore viene dall’energia, rincarata del 18,9% in un anno; seguono i servizi (Eurostat, 16.10.2026).

Inflazione annua (indice armonizzato dei prezzi al consumo), settembre 2026 e settembre 2025. Fonte: Eurostat
PaeseInflazione, sett. 2026Sett. 2025
Area dell’euro3,8%2,2%
Francia3,4%1,1%
Italia4,2%1,7%
Belgio4,5%2,7%
Portogallo3,6%1,9%
Grecia5,1%1,8%
Lettonia3,0%4,2%

A settembre l’istituto statistico francese INSEE prevedeva che quest’anno il potere d’acquisto delle famiglie sarebbe diminuito dello 0,4% (INSEE, 10.09.2026).

Parte terza

Lo stesso fine settimana altrove

Italia. Il 17 e il 18 ottobre si sono svolti i cortei «Italia in Piazza» contro il costo della vita, i prezzi dei carburanti e le tasse. Il movimento è nato da una rete avviata su Instagram il 4 ottobre. A Milano la polizia è stata bersagliata con bottiglie in via Broletto e con pietre in piazza del Duomo e in via Mazzini, e piazza del Duomo è stata evacuata (Sky TG24, 18.10.2026; Il Giorno, 17.10.2026). Domenica 160 persone sono state portate in questura a Milano, l’80% delle quali minorenni (ANSA, 18.10.2026). La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato: «Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è» (Adnkronos, 17.10.2026).

Belgio. A Liegi le proteste degli studenti sono iniziate il 1º ottobre; il giorno dopo le scuole secondarie sono state chiuse per motivi di sicurezza (Paris Match Belgique, 01.10.2026). Gli studenti chiedono classi meno numerose e si oppongono all’aumento delle tasse universitarie e alla riforma della ministra dell’Istruzione Valérie Glatigny. Il 17 ottobre 500–600 persone si sono radunate alla stazione di Bruxelles-Centrale, e il raduno è degenerato in una sommossa: barricate, gas lacrimogeni, idranti. Un’auto è stata ribaltata sul tetto, tre sono state incendiate ed è stata attaccata la sede del Partito socialista di Bruxelles (La Libre / Belga, 17.10.2026). Il ministro dell’Interno Bernard Quintin l’ha definita «violenza pura e semplice, organizzata e ripetuta per destabilizzare la nostra società» (C'est de la violence pure et simple, organisée et répétée pour déstabiliser notre société) (La Libre).

Albania. Le proteste studentesche a Tirana sono iniziate il 13 ottobre davanti al Ministero dell’Istruzione (BIRN, 13.10.2026). Fanno parte di un movimento civico che da oltre quattro mesi protesta contro un progetto turistico a Zvërnec e contro le modifiche alle leggi sulle aree protette. Il Partito democratico, all’opposizione, sostiene le proteste ma non le organizza. Il 17 ottobre la polizia ha usato per la prima volta proiettili di gomma (Al Jazeera, 17.10.2026). Il 18 ottobre il Ministero della Salute ha contato 272 feriti a Tirana in cinque giorni: 169 agenti di polizia, 82 manifestanti e 21 passanti (Euronews Albania, 18.10.2026). Il primo ministro Edi Rama attribuisce le violenze all’opposizione e a «mani straniere» e afferma: «Questo non è un fenomeno studentesco»; l’opposizione lo respinge (Al Jazeera, 16.10.2026).

Portogallo. Qui il tema principale è la casa. Nel secondo trimestre i prezzi delle abitazioni erano del 16,5% più alti rispetto a un anno prima. Il canone mediano dei nuovi contratti di locazione nel comune di Lisbona è di 17,79 € al metro quadrato (INE, prezzi delle abitazioni; INE, affitti). Nella notte del 15 ottobre la polizia di Porto ha sgomberato un accampamento di tende dei manifestanti. Il movimento riferisce di 37 feriti, l’agenzia di stampa Lusa di 39, e l’ispettorato del ministero dell’Interno sta indagando. Il 17 ottobre i cortei della confederazione sindacale CGTP a Lisbona, Porto e Coimbra si sono svolti pacificamente (RTP). Quante persone abbiano partecipato non è chiaro. Il quotidiano Correio da Manhã ha scritto di decine di migliaia, l’agenzia di stampa Lusa di diverse migliaia, e un dato ufficiale non c’è. Una manifestazione nazionale per la casa è stata indetta per il 14 novembre (Observador / Lusa, 16.10.2026).

Grecia. Ad Atene il 13 ottobre gli studenti hanno piantato le tende in piazza Syntagma, davanti al parlamento. Chiedono affitti più bassi, più alloggi per studenti e più finanziamenti alle università (Naftemporiki / ΑΠΕ-ΜΠΕ, 13.10.2026). Davanti al parlamento ci sono stati alcuni minuti di tensione, ma non ho trovato notizie di scontri con la polizia. Un video di un’enorme folla in Grecia, circolato in rete a settembre come se fosse recente, risale in realtà alle manifestazioni del febbraio 2025 per l’anniversario del disastro ferroviario di Tempi (Euronews, 25.09.2026).

È un unico movimento?

No, almeno per ora. Alcuni manifestanti si richiamano essi stessi alla Francia. Nella sua giornata di protesta del 16 ottobre la rete italiana degli studenti medi Rete degli Studenti ha dichiarato: «Dopo Francia e Spagna tocca a noi» (Il Fatto Quotidiano, 16.10.2026). I media belgi scrivono che gli studenti di Liegi si sono sollevati sotto l’influenza delle proteste francesi (Paris Match Belgique, 06.10.2026). In Albania, invece, né i manifestanti né il governo menzionano la Francia, e in Portogallo non lo fanno nemmeno gli organizzatori. Ciò che hanno in comune è lo sfondo — energia cara, abitazioni care, problemi nelle scuole. Organizzatori, richieste e destinatari cambiano da paese a paese.

Parte quarta

Che cosa ha sbagliato il riassunto sul Regno Unito

Un’affermazione che circola in rete sostiene che «a ottobre nel Regno Unito sono scoppiate rivolte contro gli immigrati dopo la notizia di un accoltellamento» a Belfast, Glasgow, Edimburgo e Southampton. Confonde tre eventi diversi.

  • Belfast, 9–11 giugno. La sera dell’8 giugno un uomo di 44 anni è stato accoltellato nel nord di Belfast. Un uomo di 30 anni, originario del Sudan secondo quanto riportato, è stato accusato di tentato omicidio. Nelle notti successive sono state date alle fiamme case, auto e un autobus, ed è stato distrutto da un incendio un negozio di alimentari mediorientali. Solo nella seconda notte sono rimasti feriti 12 agenti di polizia (Irish Times, 11.06.2026). La barberia turca citata nel riassunto si trovava a Ballyclare, non a Belfast (Wikipedia).
  • Glasgow ed Edimburgo, 9 giugno. A Glasgow sono rimasti feriti due agenti di polizia e tre persone sono state aggredite per il colore della pelle. Ci sono state proteste anche a Edimburgo, Aberdeen e Ayr (STV, 10.06.2026; STV, 09.06.2026).
  • Southampton, 2 giugno — sei giorni prima di Belfast. Era una protesta dopo l’omicidio di un diciottenne e contro il modo in cui la polizia aveva gestito il caso, non una continuazione delle rivolte di Belfast. Il giudice ha tuttavia definito le violenze un reato d’odio motivato in parte da opinioni razziste (LBC).

A settembre e a ottobre nel Regno Unito ci sono state solo piccole proteste contro i migranti; a Gosport, per esempio, sono state arrestate sei persone (Euronews, 23.09.2026). Non ho trovato rivolte. Anche l’affermazione su «grandi» cortei pro-Palestina a Londra è esagerata. Il corteo del 10 ottobre ha richiamato «migliaia» di persone e ci sono stati 20 arresti (LBC, 10.10.2026).

Parte quinta

E in Lettonia?

In Lettonia a settembre l’inflazione era del 3,0%, sotto la media dell’area dell’euro (Eurostat). I prezzi sono contenuti dall’aliquota IVA ridotta su pane, latte, pollame e uova. È del 12% invece dell’aliquota ordinaria del 21% e si applica dal 1º luglio 2026 al 30 giugno 2027 (LV portāls).

Il carburante, invece, è rincarato anche in Lettonia, come altrove. Il 12 ottobre un litro di gasolio in Lettonia costava 2,07 €, contro 1,52 € un anno prima (Bollettino petrolifero CE). Gli operatori regionali di autobus avevano proclamato per il 16 settembre uno sciopero di un giorno, chiedendo una compensazione per l’aumento dei costi del carburante (LSM).

Non ho trovato proteste di piazza in Lettonia a ottobre.

Sui dati

Questo articolo si basa sulle dichiarazioni di ministeri e polizia in Francia, Italia, Belgio, Albania e Portogallo, sui media locali nelle lingue originali e sui dati di Eurostat, dell’Agenzia internazionale dell’energia, della Energy Information Administration statunitense e della Commissione europea. Le citazioni di politici stranieri sono state tradotte, con l’originale tra parentesi; le citazioni in italiano sono riportate in originale. Questa è l’edizione italiana dell’originale lettone pubblicato il 19 ottobre 2026.

Il numero di arresti e di feriti in Francia è cambiato più volte nel corso del fine settimana. L’articolo utilizza i dati del Ministero dell’Interno relativi al 17 ottobre così come comunicati la sera di domenica 18 ottobre. Le cifre riflettono la situazione al 19 ottobre; in Francia e in Albania potrebbero ancora cambiare.

L’inflazione è l’indice armonizzato dei prezzi al consumo di Eurostat (dati definitivi di settembre, pubblicati il 16.10.2026). I prezzi dei carburanti sono quelli del Bollettino petrolifero della Commissione europea, tasse incluse.

Cronologia delle modifiche

  1. 19.10.2026. Pubblicato (originale lettone ed edizione inglese). Più tardi lo stesso giorno: edizioni tedesca, francese, italiana e spagnola; precisato che Villeneuve-d'Ascq e Caen non si trovano in Bretagna.

Fonti

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